Trieste “capitale” del caffè

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una Borsa dedicata, le tante aziende del settore, il primato dell’importazione (circa il 30% dei chicchi che arrivano in Italia sbarcano in questo porto), quello del consumo (10 kg a testa, contro i 5 della media nazionale), i caffè storici: è Trieste la città del caffè, oggi come 250 anni fa.

E basta fare quattro passi in centro per accorgersene, respirando ad ogni angolo l’inconfondibile aroma. Il caffè a Trieste è storia, tradizione, ma anche economia e vita di tutti i giorni, da sempre. Per concedersi una tazzina di qualità in atmosfere d’altri tempi non c’è che l’imbarazzo della scelta, a partire da piazza Unità d’Italia, la più famosa della città, sulla quale all’interno di palazzo Stratti si affaccia il Caffè Degli Specchi, il preferito da letterati quali James Joyce e Italo Svevo. A pochi isolati di distanza, merita una sosta il Tommaseo, il caffè più antico della città (è in funzione dal 1845), con decori rigorsamente d’epoca.

“Da non perdere anche il caffè Tergesteo e il caffè San Marco, in stile secessione.”

Ordinare il caffè, istruzioni per l’uso

Il caffè ha contribuito a fare la storia di Trieste dal 1719, anno in cui la città divenne porto franco e quindi luogo di transito privilegiato di tutte le merci dirette nel regno austroungarico, caffè in primis. Una traccia di questo rapporto unico rimane anche nella lingua. Non pensate, insomma, di poter ordinare un caffè a Trieste semplicemente dicendo “un caffè”. Per chiedere un espresso, per esempio, bisogna usare l’espressione “un nero”. Per averlo nel bicchiere di vetro, l’indicazione è “un nero in B”, mentre per l’espresso macchiato bisogna chiedere “un capo”. Meglio un decaffeinato? L’ordinazione allora è “un deca”, “un deca in B” se lo si vuole in bicchiere. Infine, c’è “il goccia”, espresso appena macchiato (la goccia) con schiuma di latte.

Attenzione però che il “lessico del caffè” vale solo a Trieste e nelle località vicine. Già a Monfalcone, chi chiede “un nero” si vedrà arrivare un calice di vino rosso.