Stampa 3D? Col caffè viene meglio

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Un pizzico di caffè migliora le performance anche delle stampanti 3D. O meglio: da un twist in più al PLA, l’acido polilattico, una bioplastica ottenuta dal mais che viene utilizzata per le realizzazioni in stampa 3D. La Washington State University sta infatti studiando un nuovo tipo di PLA che incorpora anche resti della lavorazione del caffè.
Il materiale che gli esperti americani stanno mettendo a punto contiene infatti circa il 20% di componenti ricavati da scarti di caffè: il PLA così ottenuto ha dimostrato di essere resistente ben il 400% in più rispetto alla versione “standard”.

Il segreto risiede nella cellulosa?
Gli scarti di caffè contengono cellulosa, che presumibilmente rappresenta l’elemento che aggiunge forza alla bioplastica. Miscelandoli con il PLA, si ottiene un filamento particolarmente robusto e allo stesso tempo duttile. Ancora, è da sottolineare che il nuovo materiale è decisamente economico: si tratta del “riciclo” di prodotti di scarto, di cui ce n’è in abbondanza. Basti pensare che ogni giorno vengono consumate, in tutto il mondo, oltre 2 miliardi di tazze di caffè!