Reviving origins, così Nespresso sostiene i produttori di caffè dei paesi “sfortunati”

5517

Il caffè come strumento per dare una chance a paesi in difficoltà a causa di guerre, crisi o disastri dovuti al clima. Paesi “sfortunati” come il Sud Sudan, Zimbabwe e Colombia. Sono alcune delle nazioni dove Nespresso ha deciso di investire per rilanciare la produzione di caffè, incoraggiare l’economia rurale delle comunità locali e tornare alle produzioni di varietà abbandonate in modo sostenibile per l’ambiente. Per fare ciò, l’azienda ha deciso di puntare sul programma Reviving origins, far rivivere le origini. Una partnership di lungo periodo con i governi locali e le comunità dei coltivatori. Per un impegno di 10 milioni di franchi svizzeri.

Un programma su scala mondiale
“Questo investimento si traduce in investimento in infrastrutture, in formazione, in supporto per le comunità di agricoltori mettendo a punto buone pratica di agricoltura che permettono di aumentare la produttività e recuperare la produzione di questi caffè altrimenti scomparsi” spiega Stefano Goglio, direttore generale Nespresso italiana.  “Reviving Origins” è parte integrante di un programma su scala mondiale che dal 2003 Nespresso dedica ai Paesi d’origine del caffè con cui collabora. L’iniziativa coinvolge oltre 100mila coltivatori locali in 13 Paesi del Mondo. “Questa iniziativa fa parte di un progetto molto più ampio, che Nespresso ha iniziato molti anni fa. E il programma “Triple A”, che ha come obiettivo quello di aumentare la qualità, la quantità e la sostenibilità delle coltivazioni in cui noi operiamo” aggiunge Goglio.  Lo scorso anno Nespresso ha dedicato un’iniziativa per sostenere le piantagioni di caffè di Portorico, distrutte per l’80% dagli uragani Irma e Maria nel 2017. Reviving origins ha portato al lancio di due nuovi tipi di caffè, il Tamuka mu Zimbabwe ed Esperanza de Colombia, entrambi monorigine, provenienti dalla zona orientale del Paese africano e da Caquetà, in Colombia, dove il caffè era quasi scomparso per l’abbandono delle terre da parte dei coltivatori dopo quasi cinquanta anni di conflitto. I progetti sono documentati da uno splendido servizio fotografico di Rena Effendi per il National Geographic.