Palette di plastica addio? Rivoluzione in vista per il caffè ai distributori automatici

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 Ad oggi i distributori automatici di caffè lo propongono accompagnato da una paletta in plastica. Ma il recepimento della normativa europea che impone di sostituire la plastica monouso con alternative naturali – normativa trasferita nella legge n.53 del 22 aprile, da poco pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale – rischia di cambiare per sempre questo scenario. Il 3 luglio, infatti, in Italia dovrebbe scattare il divieto di immissione nel mercato di questi prodotti. Presto, allora, caffè amaro per tutti? Almeno sulla carta, potrebbe essere. Infatti, l’Associazione italiana distribuzione automatica Confida sottolinea su Repubblica come al momento non ci siano reali alternative. Infatti, sempre secondo Confida, “La bioplastica compostabile non regge le alte temperature (tra gli 80 e i 90 gradi) delle bevande calde come tè, caffè e cioccolata. Il legno invece, oltre a non avere certificazioni di riciclabilità e a essere meno resistente della plastica all’umidità e al calore interni alla macchina, è un prodotto di importazione e quindi gli attuali produttori italiani a oggi leader europei nella produzione di palette in plastica rischiano di trasformarsi in semplici rivenditori di prodotti esteri”.

La soluzione? Forse più avanti
Ad aggravare il quadro delle imprese, poi, c’è l’impossibilità di diversificare la produzione. “I macchinari all’avanguardia utilizzati nel processo di produzione non possono essere riconvertiti nella produzione di accessori diversi dalla plastica e la loro conseguente dismissione causerà alle aziende una perdita di valore pari a milioni di euro”, rende noto l’associazione. Tuttavia, sembra difficile che il termine del 3 luglio venga rispettato, perché in Italia al momento manca il decreto attuativo e, ancora prima, il Piano nazionale di riduzione, che tocca al Ministero della Transizione energetica redigere. Insomma, la possibilità di bere un caffè zuccherato mentre si aspetta la metropolitana, ad esempio, sembra salvo ancora per un po’. E poi avviato, giustamente, su un percorso più sostenibile.