L’effetto del caffè? Dipende (anche) dal DNA

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Lo sappiamo tutti: il caffè contiene caffeina, uno stimolante del sistema nervoso che è in grado di migliorare l’attenzione, la concentrazione e la lucidità, riducendo la sonnolenza. Quello che non tutti sanno, invece, è che il diverso effetto prodotto dalla caffeina (pensiamo a chi deve evitare il caffè dopo cena altrimenti non dorme) è geneticamente determinato. E tutto dipende dalla velocità di metabolizzazione della caffeina.

Metabolizzatori lenti e veloci
Esistono infatti (ecco una caratteristica scritta nel DNA) metabolizzatori lenti e veloci. Se in generale possiamo dire che gli effetti stimolanti di un caffè insorgono circa 30-45 minuti dopo l’assunzione e permangono per qualche ora, perché l’emivita della caffeina, cioè il tempo che l’organismo impiega a metabolizzarla, è in media di tre-quattro ore, il fatto di essere un metabolizzatore veloce o lento fa la differenza. Il primo, infatti, dopo un’ora e mezza non ne sente più l’effetto, mentre il secondo dopo un caffè può rimanere attivo e più concentrato anche per cinque-sei ore. Cosa ci rende metabolizzatori lenti o veloci? La presenza più o meno alta dell’enzima che metabolizza la caffeina nel fegato. Ancora, l’effetto della caffeina è più intenso ed effimero nei fumatori, a causa del ruolo “acceleratore” della nicotina. Fumatori, quindi, siete avvisati: non solo il fumo fa male, ma andrebbe evitato dopo il caffè, per prolungarne l’effetto stimolante.