La Bottega del Caffè, quel microcosmo sempre vero   

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Problemi di soldi, problemi con la moglie e, soprattutto, la difficoltà di resistere alle tentazioni (il gioco, in questo caso). È un microcosmo valido in tutti i tempi quello delineato da Carlo Goldoni nella sua “Bottega del Caffè”, pièce teatrale rappresentata per la prima volta nel 1750.
Un intreccio di truffe, menzogne e volontà di riscatto che si dipana all’interno del negozio del caffettiere Ridolfo. La bottega, frequentata da gente “qualsiasi”, ma anche nobili e perdigiorno, è idealmente affacciata su una piazza di Venezia e tutta la vicenda si svolge in una mite giornata invernale, durante il carnevale. Ridolfo e il suo garzone Trappola sono tra i personaggi più positivi dell’opera, per il loro modo di fare onesto, efficiente e intraprendente che rappresenta le qualità della borghesia che si sta diffondendo in città.

Cosa non si dice davanti a un caffè…
E, allora come oggi, davanti a un caffè fumante succedono e si raccontano molte cose. Per diffonderle il più possibile, Goldoni aveva scelto di scrivere la commedia – primo caso nella sua Venezia – in toscano, che stava sempre più acquisendo lo status di lingua franca italiana. Contemporaneamente, il caffè si diffondeva in strati sempre più vasti della popolazione. E anche questa è una grande storia…