Il caffè “amico” del microbiota intestinale e della salute

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Migliora il controllo dello zucchero nel sangue, aiutando a combattere il diabete; è prezioso per la salute del fegato; protegge il cervello, in particolare durante la vecchiaia. Sono risapute (e tantissime) le virtù del caffè, anche se non è ancora noto in quale modo vengano prodotti tutti questi benefici. Ma adesso un nuovo studio indica la soluzione del rebus nel legame tra caffè e microbiota intestinale, ovvero l’insieme di tutti i microbi che popolano l’intestino, una specie di piccolo mondo che pesa circa 1,5 kg ed è composto da circa 500 specie di batteri diverse tra loro, divise in 45 generi e 14 famiglie.
Lo studio, che è stato svolto da un gruppo di ricercatori del  Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, ha analizzato le differenze in termini di microbiota intestinale di due gruppi: il primo con un elevato consumo di caffè (almeno 82,9 mg al giorno); il secondo con un basso consumo di caffè (meno di 82,8 mg al giorno).
Le analisi hanno rivelato che chi aveva consumato tanto caffè presentava livelli elevati di generi batterici Faecalibacterium e Roseburia, ma bassi livelli di Erysipelatoclostridium, un genere batterico “potenzialmente dannoso”. Da notare che queste differenze sono risultate indipendenti dall’età dei partecipanti o dalla qualità della loro alimentazione.

Più resistenza alle infezioni
Inoltre, i ricercatori hanno osservato livelli più alti di altri batteri “comunemente rilevati nei microbioti intestinali” nei consumatori di caffè. Quindi, secondo gli autori: “Un maggiore consumo di caffeina è stato associato a una maggiore ricchezza e uniformità del microbiota intestinale associato alla mucosa, e una maggiore abbondanza relativa di batteri anti-infiammatori, come Faecalibacterium e Roseburia e livelli più bassi di Erysipelatoclostridium, potenzialmente dannoso”.