Gustavo III di Svezia, il re “nemico” del caffè

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Re di Svezia dal 1771 al 1792, Gustavo III non amava il caffè (e neanche il té, per la cronaca). La nera bevanda, nel corso dei decenni precedenti e anche ad opera dei suoi predecessori, era stata pesantemente tassata e più volte bandita. Ma, soprattutto grazie a un fiorente mercato nero, continuava a circolare nel regno.

L’esperimento dei gemelli

Fermamente convinto che in certe dosi il caffè fosse letale, il testardo monarca decise allora di ricorrere ad altri metodi per scoraggiarne il consumo: costrinse due gemelli omozigoti, condannati a morte in quanto accusati di omicidio, a partecipare a uno studio ampiamente documentato da fonti storiche. In cosa consisteva l’esperimento? Ogni giorno, un gemello doveva assumere tre tazze di caffè e l’altro tre tazze di tè. Il re era affiancato in tutta l’operazione da un medico, che per un certo periodo si occupò personalmente delle somministrazioni. Il sovrano si aspettava che le due “cavie”, che continuavano a vivere in prigionia, si ammalassero rapidamente e morissero, ma in realtà entrambi gli uomini gli sopravvissero (Gustavo III fu assassinato all’età di 46 anni).

Straordinaria longevità

Da un punto di vista di comunicazione, l’iniziativa fu un fiasco totale. Le cronache dell’epoca riportano che il primo a morire, a 83 anni, fu l’uomo che beveva tè. Le notizie su “Mr. Coffee”, come venne ribattezzato in seguito, si perdono alla fine del XVIII secolo. Ma è certo che sopravvisse al fratello. Per l’epoca, e per le condizioni di vita nelle prigioni del temo, i due gemelli risultarono infatti straordinariamente longevi.