Dimmi che caffè bevi (e come lo bevi), ti dirò che tazzina usare

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Non basta astenersi dal succhiare il cucchiaino, o evitare di alzare il mignolo sorseggiando. Il rito del caffè ha un galateo “parallelo”, relativo a materiali e alle forme delle tazze utilizzate per contenere la bevanda. La prima regola è scontata, ma spesso disattesa: no alla plastica, che disperde il calore, fa scottare le dita, è tutt’altro che insapore e inodore e ovviamente non è ecologica.

Sì alla porcellana
Sì invece alla porcellana, meglio quella bianca feldspatica (cioè dura), ma ancora meglio il grès porcellanato, cotto fino a 1.250 °C e pertanto reso completamente non poroso e di conseguenza “inattaccabile” da microbi e odori vari, in primis quello del detersivo. Ecco perché sono in questo materiale le comuni tazzine del bar, che passano di mano in mano, di labbra in labbra e vengono continuamente lavate.
Per quanto riguarda la forma, la regola generale suggerisce di preferire quelle a tulipano o cilindro per le varie versioni di caffè allungati (come i caffè filtro o il cold brew), che garantiscono di custodire al meglio l’aroma. 

Per l’espresso, invece, la tazzina ideale è proprio quella classica del bar, con un diametro ridotto per non perdere nulla dell’aroma.

E anche al vetro
Ultimo distinguo, infine, per le abitudini personali. Chi beve il caffè d’un fiato, senza aspettare, deve sicuramente scegliere il vetro, che disperde meglio il calore. Per quanto riguarda la composizione della miscela, quella con maggiore quantità di Arabica ha un gusto più leggero e raffinato che si sposa bene con la porcellana e il vetro, e addirittura con l’argento delle tazzine antiche. Se la prevalenza è Robusta, invece, va bene il vetro ma soprattutto va benissimo la maiolica, per esaltare la densità della bevanda.