Capsule esauste, in Friuli il progetto pilota per recuperarle

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Creare una filiera per il recupero delle capsule esauste che derivano dalla preparazione del caffè, interrompendo così il percorso che le porta allo smaltimento nelle discariche o nei termovalorizzatori. È questo lo scopo del protocollo d’intesa appena firmato tra la Regione Friuli Venezia Giulia, Illy, Nestlè, le tre aziende che gestiscono il ciclo dei rifiuti nella regione (AcegasApsAmga, A&T 2000 e Net) e l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del  Fvg. Grazie a questo accordo, a partire da luglio sarà in funzione un impianto in grado di separare la parte umida da quella in plastica e in alluminio. Un vero e proprio progetto pilota, che già si pensa di “esportare” dal Nordest a tutta Italia, per una pausa caffè sempre più comoda e gustosa, sì, ma anche amica dell’ambiente.

L’economia circolare del caffè
“A fronte di un crescente utilizzo di capsule da caffè, ad oggi non esiste un sistema strutturato ed integrato per la loro raccolta differenziata e riciclaggio. Le capsule vengono gettate come rifiuti indifferenziati e, dopo un primo trattamento, finiscono in discarica o in inceneritore. Come si legge nel protocollo siglato oggi, l’attuale gestione di questi rifiuti, dunque, produce impatti negativi sull’ambiente. Eppure, la composizione dell’imballo, costituito da plastica e altri materiali quali alluminio, carta, film plastici potrebbe essere riciclato, trovando uno sbocco di alto valore nel mercato, mentre il contenuto di parte umida, una miscela di acqua e polvere di caffè, potrebbe essere compostata” si legge in una nota della Regione Fiuli Venezia Giulia. E ora, grazie alla partnership tra le tre realtà, questo progetto di economia circolare prende vita.