Caffè decaffeinato, sì o no? I falsi miti legati al dek

5782

Innanzitutto, sgomberiamo il campo dai falsi miti: il caffè, se assunto in dosi “normali” – non più di 4 o 5 tazzine al giorno – è sempre più considerato una bevanda salutare. Il suo corretto consumo è infatti associato a una migliore funzione cognitiva, alla riduzione del rischio di sviluppare diverse patologie e addirittura a una vita più lunga. Però ci sono delle situazioni che possono spingerci verso il caffè decaffeinato, come ad esempio la difficoltà a dormire.
Nonostante il nome, il caffè decaffeinato non è totalmente privo di caffeina: la maggior parte di questi prodotti contengono  tra gli otto e i 14 milligrammi di caffeina, comunque pochissima. In un’intervista pubblicata sul magazine americano Well and Good l’esperto di nutrizione ed epidemiologia Rob van Dam spiega che il caffè decaffeinato ha molti degli stessi benefici per la salute di una tazza di classico espresso, grazie alla presenza di polifenoli.  Il dottor van Dam sottolinea poi che, come il normale caffè, il caffè decaffeinato contiene potassio e magnesio, due minerali che apportano numerosi benefici all’organismo. “Il caffè decaffeinato contiene anche vitamina B3” precisa Van Dam. Tutto uguale al normale caffè, quindi, tranne che per la quantità di caffeina.

Quando è meglio deca
Non è perciò corretto affermare che il caffè decaffeinato faccia “meglio” rispetto a quello classico, o viceversa. La scelta di bere dek può invece essere dettata da altre ragioni, come la gravidanza e, per alcune persone, da stati ansiosi o dall’insonnia, che la caffeina potrebbe in alcuni casi acuire.