Caffè al Bicerin a Torino

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Il Caffè al Bicerin è un locale simbolo di Torino, famoso per la sua lunga tradizione, il suo ambiente raffinato e soprattutto la sua deliziosa invenzione: il bicerin, appunto, realizzato con caffè, cioccolata e crema di latte. Oggi proposto da tantissimi locali della città, il bicerin è nato proprio qui, dove tuttora si conserva gelosamente la ricetta originale.

All’inizio, il rito del bicerin prevedeva che i tre ingredienti venissero servizi separatamente, che già nell’Ottocento vengono riuniti in un unico bicchiere e declinati in tre varianti: pur e fiur (simile al cappuccino di oggi),  pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”, con tutti e tre gli ingredienti). Quest’ultima formula fu quella di maggiore successo e finì per prevalere sulle altre, arrivando ad oggi e prendendo il nome dai piccoli bicchieri senza manico in cui veniva servita (bicerin, appunto).

Una storia di oltre 250 anni

La storia del Caffè al Bicerin inizia oltre 250 anni fa, nel 1763, con una piccola bottega di fronte al Santuario della Consolata. Il grande salto avviene quasi cent’anni dopo, con la costruzione dell’elegante edificio che ospita oggi questo locale storico d’Italia. Al posto delle pareti intonacate appaiono raffinate boiseries e le semplici tavole e panche vengono rimpiazzate dai tavolini in marmo bianco e dalle scaffalature per i vasi dei confetti.

Ospiti illustri

Da Camillo Benso conte di Cavour, che aveva qui il suo tavolo, all’attrice Susan Sarandon, senza dimenticare Alexandre Dumas, Giacomo Puccini, Italo Calvino, Wanda Osiris e l’intera famiglia Agnelli. È lunghissima la lista degli ospiti illustri del Caffè al Bicerin, per non parlare del suo successo del locale come set cinematografico e luogo citato nei romanzi. I suoi ambienti sono apparsi, tra gli altri, in La meglio gioventù, di Marco Tullio Giordana, e in Ciao ragazzi, di Liliana Cavani. E Umbero Eco l’ha ampiamente citato nel suo Cimitero di Praga, ricordando quanto il bicerin fosse ricercato durante i digiuni della Quaresima, visto che la cioccolata calda non era considerata cibo e poteva quindi essere assunta senza infrangere il precetto.

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