Addio caffè? Il corpo dice “no”. L’esperimento di Pollan

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E’ capitato a tutti, almeno per un giorno, di non riuscire a bere le abituali tazzine di caffè. E di sperimentare le conseguenza più immediate, a iniziare dalla sonnolenza e dalla difficoltà di concentrarsi fino ad arrivare magari al mal di testa. Ma il giornalista scientifico statunitense Michael Pollan, habitué del tema caffè, ha fatto di più: ha rinunciato al suo rito quotidiano per ben tre mesi, per raccogliere ulteriore materiale e consapevolezza in vista della scrittura di “This is your mind on plants: opium-caffeine-mescaline”. In questo libro, appena pubblicato dall’editore americano Penguin, descrive la caffeina come una sostanza in grado di migliorare le prestazioni psicomotorie e cognitive e cita un esperimento del 2014 che dimostra come i soggetti che bevevano caffè apprendevano nuove informazioni meglio dei soggetti a cui era stato somministrato un placebo.

Le conferme sui guai da “astinenza”
A questo studio ne sono poi seguiti molti altri, anche relativi alle conseguenze dell’astinenza, a cui si sono aggiunte le rilevazioni dello stesso Pollan. Dati alla mano, chi smette di bere caffè, o ne riduce drasticamente il quantitativo assunto, va incontro a mal di testa, difficoltà a concentrarsi, stanchezza generalizzata, aggressività e attacchi di fame. Insomma – a meno che non sia il dottore a imporlo – no, no e no. Godiamoci il nostro buon caffè: saremo più contenti e più produttivi!